Pala del Tiepolo
Luogo: Piove di Sacco (Padova)
Oggetto: Pala del Tiepolo
Cronologia: 1738
Azienda partner SoGeAgr: Azienda agricola Paola Franceschin (Piove di sacco)
Agenda 2030:
Abstract:
Il Duomo di Piove di Sacco conserva diverse opere d’arte di pregio più antiche della chiesa stessa. Tra queste, la pala del Tiepolo raffigurante la Madonna del Carmine rappresenta uno dei dipinti più importanti dell’artista veneziano grazie ai simboli raffigurati, alla struttura e ai colori utilizzati.
Alla scoperta delle opere del Duomo
Tra i molti luoghi d’interesse di Piove di Sacco sicuramente va annoverato il Duomo, in pieno centro. Nonostante la facciata riveli una costruzione relativamente recente – databile tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX – le sue origini sono più antiche, così come le opere custodite al suo interno. Dopo secoli di cambiamenti, con demolizioni e ricostruzioni, l’attuale chiesa è uno dei simboli della Saccisica, costituendo al contempo un punto di riferimento per la spiritualità e uno scrigno di opere d’arte. Tra queste troviamo la Madonna del Carmine con il bambino, una pala di Giambattista Tiepolo risalente al 1738.
La storia della Madonna del Carmine
Opere d’arte come la Madonna del Carmine sono oggi valorizzate grazie al decisivo apporto del Comitato Turistico Giovanile della Saccisica, un gruppo di studiosi e appassionati di storia locale. Grazie a Daniele Padovan, scopriamo le origini e il significato della Pala del Tiepolo posta sulla destra della navata centrale del Duomo.
«La Vergine, ritratta tra San Michele Arcangelo e Santa Caterina d’Alessandria, è stata realizzata da Giambattista Tiepolo tra il 1737 e il 1738 per la Confraternita del Carmine. Quest’opera inizialmente non doveva trovarsi nell’altare attuale, ma era stata concepita per un altare che si trova sempre all’interno del Duomo, dove oggi è stata inserita una statua raffigurante l’Addolorata. Le vicissitudini della pala furono spiacevoli perché, al momento dello scioglimento della Confraternita del Carmine, l’opera venne di fatto rimossa dall’altare originario e collocata nella soffitta della canonica, venendo dimenticata per molti anni. Verrà poi riesumata e restaurata solo grazie alla Soprintendenza, che cercava questo dipinto per il duecentenario della nascita di Giambattista Tiepolo, nel 1896, dato che l’artista era nato a Venezia nel 1696. La Madonna del Carmine, in seguito ai restauri, è stata infine collocata in questo altare dal gusto barocco, ricco di elementi architettonici aggettanti, illusionistici, che creano una suggestiva tridimensionalità e giochi di luci e ombre».
I simboli della pala
Lo studioso di storia locale prosegue nella spiegazione dei simboli ritratti dal Tiepolo nella Pala: «La Vergine nella parte alta è seduta in una coltre di nubi molto dense e regge, in maniera molto delicata, il bambino, anch’esso in una coltre di nubi ma più piccola. La Madonna tiene tra le mani anche lo scapolare, il suo attributo per eccellenza nonché simbolo di protezione dei fedeli. Nella parte bassa abbiamo altre due figure perfettamente riconoscibili. La prima è San Michele Arcangelo, che nella letteratura artistica è decantato come una figura guerriera in grado di sottomettere il male, il Maligno; infatti ha una posizione gloriosa, molto fiera, e con il ginocchio sta schiacciando una figura riversa al suolo, una figura rattrappita dotata di coda, corna e artigli e anche alcune catene, simbolo della personificazione del Maligno. San Michele Arcangelo ha due attributi interessanti per la sua iconografia: la lancia, che brandisce con una mano, e la bilancia, che è l’elemento principe della cosiddetta psicostasia cioè la pesa delle anime per decretarne l’eterno destino».
«A fianco di San Michele Arcangelo», prosegue Padovan, «abbiamo Santa Caterina d’Alessandria, decantata anche nella leggenda aurea di Jacopo da Varagine come una figura ammantata da preziose vesti. Si vede infatti un prezioso manto che diventa ricettacolo di giochi di luci e ombre, broccato con dei grandi fiori arancioni. La Santa sta sostenendo la ruota del martirio, il suo classico attributo iconografico e sta osservando la Vergine; ma più che osservare si potrebbe dire che è in estasi, in una sorta di devozione mentale che la collega con la Vergine stessa. Si protrae e solleva in avanti le spalle, alzando leggermente la mano quasi come elemento di collegamento tra le figure umane e la figura celeste della Vergine».
Struttura e colori, un’opera sorprendente
«Dal punto di vista strutturale vediamo una sacra conversazione che si articola secondo uno schema piramidale. Al vertice vi è la Vergine con il bambino, mentre alla base abbiamo San Michele Arcangelo e Santa Caterina d’Alessandria. Questa composizione in cui i due santi alla base sono in una posizione quasi paratattica, apre uno scorcio di paesaggio che si vede sullo sfondo, realizzato in modo quasi stereotipato ed elementare.
Dal punto di vista stilistico ricordiamo che Giambattista Tiepolo lavora per piani di colore che in qualche modo vengono divisi e interrotti da tagli bruschi e netti. Inoltre possiamo vedere una materia pittorica abbastanza vivace e brillante tipica del Chiarismo veneziano, di quell’attenzione che il Tiepolo ebbe per Marco e Sebastiano Ricci. Tuttavia osserviamo anche ombre molto brune, scure, rossastre, tipiche dei retaggi provenienti da Giovan Battista Piazzetta, un tenebroso che lavorava a Venezia a cui Tiepolo si era ispirato nelle primissime opere. La compresenza di elementi chiaristi e tenebrosi in un’unica opera ha portato gli storici a proporre una datazione anticipata dell’opera, al 1734» conclude Padovan.
Il viaggio tra le opere d’arte custodite nel Duomo di Piove di Sacco non si ferma alla pala del Tiepolo. Avvicinandosi all’altare principale, sulla sinistra, se ne scorge un altro, che già lascia immaginare una storia altrettanto ricca.
Bibliografia:
P. Tieto, Il Duomo di Piove di Sacco, Millennio Duomo Editore, Piove di Sacco, 1976
Grinzato, Giambattista Tiepolo a Piove di Sacco, Linea Edizioni, Padova, 2019
AA.VV. Il Duomo di Piove di Sacco, mille anni di storia ed arte, Associazione amici del Gradenigo, Piove di Sacco, 2016
