Altare del Sansovino

Luogo: Piove di Sacco (Padova)
Oggetto: Altare del Sansovino
Cronologia:  XVI secolo
Azienda partner SoGeAgr: Azienda agricola Paola Franceschin (Piove di sacco)

Agenda 2030:

Abstract:

Il Duomo di Piove di Sacco conserva diverse opere d’arte di pregio più antiche della chiesa stessa. Accanto all’altare principale, dopo aver apprezzato la pala del Tiepolo raffigurante la Madonna del Carmine, si scorge un altare più piccolo ricco di simboli e sculture: è l’altare attribuito a Jacopo Sansovino, risalente al XVI secolo.

Alla scoperta delle opere del Duomo

Tra i molti luoghi d’interesse di Piove di Sacco vi è il Duomo, situato in pieno centro cittadino. Nonostante la facciata riveli una costruzione relativamente recente – databile tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX – le origini della chiesa sono più antiche, così come le opere custodite al suo interno. Dopo secoli di cambiamenti, con demolizioni e ricostruzioni, il Duomo attuale è uno dei simboli della Saccisica, costituendo al contempo un punto di riferimento per la spiritualità e uno scrigno di opere d’arte. Tra queste troviamo l’altare di Jacopo Sansovino, risalente al XVI secolo.

La storia dell’Altare del Sansovino

Opere d’arte come l’altare del Sansovino sono oggi valorizzate grazie al decisivo apporto del Comitato Turistico Giovanile della Saccisica, un gruppo di studiosi e appassionati di storia locale. Grazie a Daniele Padovan scopriamo le origini e i simboli scolpiti nei marmi dell’altare del Sansovino, posto in fondo al Duomo, al lato sinistro dell’altare principale.

«Questo altare, denominato dell’Altissimo Sacramento, è stato commissionato dall’omonima confraternita nel 1554 ed è stato attribuito all’illustre scultore e architetto toscano Jacopo Tatti, detto Sansovino. Dobbiamo ricordare che questo importante elemento è figlio di una spinta costruttiva che viene dai dettami del Concilio di Trento. Tra le varie cose, l’assemblea dei Vescovi cattolici aveva stabilito la presenza di Cristo all’interno dell’ostia consacrata e quindi tutte le strutture che avrebbero avuto la funzione di accoglierla e ospitarla dovevano essere edificate con un maggiore lusso, una maggiore eleganza e un maggiore fasto rispetto agli elementi precedenti al Concilio di Trento. Questa spinta avvenne sia a livello liturgico che artistico».

La struttura e la simbologia dell’Altare

«L’alzata dell’Altare», continua a spiegare lo studioso di storia locale, «ricorda un vero e proprio piccolo tempio classico, molto armonico e semplice. Nella parte alta abbiamo un grande timpano triangolare, nel cui frontone vi è Dio Padre benedicente con le braccia spalancate che sta proclamando e inneggiando ad un proposito salvifico.

Subito sotto al frontone abbiamo il fregio, ai cui lati troviamo le figure della Vergine Maria, a destra, e dell’Arcangelo Gabriele, a sinistra. La scena è dunque quella dell’Annunciazione, l’inizio del processo di incarnazione divina. Al centro abbiamo una targhetta che recita: Con immenso amore di carità, venuto per redimere i figli degli schiavi.

Nella parte centrale, dentro due piccole nicchie, abbiamo due figure a noi note dal punto di vista iconografico: San Giovanni Battista, a sinistra, e San Giovanni Evangelista nella parte destra. Il primo è riconoscibile per l’abbigliamento, realizzato in pelle di cammello, e la croce a stile dalla forma esile e allungata che brandisce nelle due mani. San Giovanni Evangelista, invece, è riconoscibile per il libro e per il calice da cui spunta una piccola serpe, simbolo del fatto che lui abbia portato a desistere alcuni nemici che tentarono di avvelenarlo».

«Al centro, all’interno di questa grande nicchia», prosegue Daniele Padovan, «abbiamo la figura del Cristo che emerge dalla cupola del tabernacolo. È un Cristo vincitore, dotato anch’esso di croce a stile, vittoria dello stesso sulla morte. Nel registro inferiore della parte centrale c’è un piccolo tondo che mostra una figura a cavallo che ritrae San Martino, quindi è una committenza destinata al Duomo di Piove di Sacco. San Martino, infatti, è il Santo patrono della città stessa. Ancora più in basso è possibile vedere un piccolo registro dove scorre una scritta che testimonia la committenza affidata a Jacopo Sansovino, nel 1554».

«Infine va apprezzato il paliotto della mensa, molto suggestivo in quanto realizzato con delle tarsie marmoree e motivi vegetali con al centro, dentro una sorta di mandorla, due figure angeliche in una posizione orante nei confronti di una pisside (vaso sacro, ndr) dalla quale emerge una radiosa ostia consacrata che decanta la funzione dell’altare e del tabernacolo, inserito all’interno della nicchia centrale».

E se l’Altare non fosse del Sansovino?

Negli ultimi anni è affiorata un’ipotesi che offre una lettura diversa dell’origine dell’Altare. La ricorda sempre Padovan, sottolineando come, al momento, questa attribuzione alternativa non sia stata ancora vagliata. «Una studiosa, Giuliana Ericani, ha notato una semplicità dell’insieme dal punto di vista architettonico che potrebbe non essere ascritta a Jacopo Sansovino. A questa si affianca una quasi ingenua resa anatomica che porterebbe a distaccare l’attribuzione all’illustre toscano. La storica dell’arte propone, come più verosimile artista, la figura di Francesco de’ Surdis, allievo di Agostino Zoppo, che aveva lavorato negli anni ’60 del 1500 nei cantieri della Basilica di Santa Giustina a Padova».

Oltre alle preziose opere custodite al suo interno, il Duomo di Piove di Sacco vanta una storia affascinante che si perde nei secoli e che, forse, non è a tutti nota.

Bibliografia:

Signori, Foza, una comunità, una storia, Comitato Promotore per la storia di Foza, Foza, 1991.

 

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