I casoni della Saccisica
Luogo: Piove di Sacco, (Padova)
Oggetto: I casoni della Saccisica
Cronologia: Secoli XV – XX
Azienda partner SoGeAgr: Azienda agricola Paola Franceschin (Piove di Sacco)
Agenda 2030:
Abstract:
Ancora oggi, visitando alcune aree rurali del Veneto, non è raro imbattersi negli antichi “casoni”, vecchie abitazioni di contadini dal tetto in canne palustri. La loro storia risale a diversi secoli fa e racconta di un territorio agricolo dove uomini e donne hanno vissuto e lavorato in povertà con i pochi frutti che la terra offriva.
Origini dei casoni
“C’erano un tempo in gran numero, nella fascia di terra dell’arco lagunare veneto e soprattutto nelle campagne del Basso Brenta, strane abitazioni dalle basse sagome a pianta quadrangolare e dai tetti estremamente aguzzi: erano i casoni, le dimore d’una popolazione generalmente dedita alla coltivazione dei campi o alle altre occupazioni ugualmente inerenti all’attività agricola”. Introduce così il suo studio sui casoni il noto scrittore della Saccisica Paolo Tieto (1928-2015), restituendo da subito l’immagine più affascinante di queste abitazioni, che ancora oggi costellano alcuni paesaggi rurali.
Tieto spiega la nascita di questo particolare tipo di case, e soprattutto la loro così notevole diffusione. Derivanti dalle antiche capanne rurali dei pescatori e dalle abitazioni tipiche delle popolazioni nomadi, i casoni della Saccisica si sono evoluti nel tempo per rispondere alle esigenze pratiche della vita contadina, mutata in particolare tra il XV e il XVI secolo. In quella fase storica i patrizi veneziani acquistarono vaste proprietà terriere e trasformarono l’agricoltura in un’attività orientata al mercato. L’aumento delle coltivazioni e l’opera di bonifica resero necessario l’utilizzo di una manodopera più numerosa, spingendo i proprietari a concedere terreni ai lavoratori affinché vi costruissero una propria abitazione. Poiché le case in muratura erano troppo costose, molti contadini optarono per i casoni, edifici realizzati con materiali semplici e facilmente reperibili.
Il casone rosso di via Fiumicello
A pochi passi dall’azienda agricola di Paola Franceschini si trova il casone rosso di via Fiumicello, da subito visibile lungo l’argine che da Piove di Sacco porta a Corte di Piove di Sacco. A raccontarne le vicende è Silvia Bissaro, storica locale e membro attivo del Comitato Turistico Giovanile della Saccisica.
«La proprietaria del casone era la signora Natalina Delfini che qui crebbe, adottata dai suoi genitori. Nello stesso casone la signora Delfini vi trascorse tutta la vita, con il marito e con i loro sei figli. Oggi questo edificio non è più abitato: è diventato un luogo turistico dopo la ristrutturazione dell’amministrazione comunale avvenuta nel 2002. In precedenza, nel 1993, il casone era stato dato alle fiamme da un ubriaco».
Silvia Bissaro prosegue nella narrazione della storia del casone: «La pianta originale di questa abitazione rurale era quadrangolare mentre oggi, per motivi turistici, è stata ampliata con un deposito attrezzi adibito a museo. All’interno troviamo una camera e la cucina con un pavimento che, probabilmente, era in terra battuta come tutti i pavimenti dell’epoca. Da notare il tetto, edificato seguendo la classica conformazione dei casoni veneti con un manto ricoperto da canne palustri, i cosiddetti “canei”. La costruzione era realizzata da una persona che aveva questa specifica mansione, il “casoniere”; questa figura nel tempo si è estinta, ed è anche per questo motivo che i casoni non sono più stati costruiti. Un tempo se ne contavano 320 in tutta Piove di Sacco, lo sappiamo grazie a mappe antiche e dipinti come quelli di Giorgione, Tiziano, Giovanni Bellini. Dunque questo tipo di abitazioni rurali erano presenti già dal Quattrocento».
«Altro elemento caratteristico è il camino che sporgeva leggermente verso l’esterno della casa in modo da evitare il propagarsi di incendi dovuti a eventuali scintille. Ancora, possiamo vedere l’abbaino, dove veniva messo il fieno ad asciugare, una sorta di “primo piano” del casone. Nel punto più alto del tetto, chiamato “colme”, viene messa la “copara”, quindi alcune tegole che servono per evitare le infiltrazioni».
«All’interno del casone possiamo trovare ancora oggi strumenti e mobili dell’epoca e una parte del pavimento in terra battuta, nella sola camera da letto. Gli arredi che oggi vediamo nel casone non sono tutti quelli originali ma risalgono alla stessa epoca, dandoci l’idea di come doveva essere la vita all’interno. Tra i vari strumenti utilizzati possiamo vedere lo “scaldino della monaca”: era un mobile in legno dove si appoggiava un braciere con le braci ardenti e veniva messo sotto le lenzuola per scaldare il letto, anche se molto spesso prendeva fuoco. Altra stanza importante del casone era la cucina con al centro il “fogher”, il focolare, che serviva a scaldare le pietanze ma soprattutto a scaldare tutta la casa, ed è inserito in quella struttura architettonica che si vede esternamente chiamata “cavarzerana”. L’ultima stanza è stata costruita più di recente e adibita a deposito attrezzi – esposizione» conclude la storica.
L’anello dei casoni
I casoni rappresentano una delle testimonianze più autentiche del paesaggio rurale della Saccisica. Un tempo erano diffusi in tutto il territorio, mentre oggi ne rimangono soltanto tre, ancora inseriti in un contesto agricolo ricco di fascino. Dopo aver visto il casone rosso, forse il più noto e caratteristico, seguendo il corso dell’acqua è possibile percorrere in bicicletta tranquille strade di campagna alla ricerca degli altri due casoni ancora esistenti.
A breve distanza dal centro di Piove di Sacco, immerso nella quiete della campagna, sorge il casone di via Ramei. Edificato tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, conserva gli elementi caratteristici dei casoni rurali: il pavimento in terra battuta e la copertura in canna palustre che riveste i due livelli dell’edificio. Quando accessibile al pubblico, offre la possibilità di visitare gli ambienti interni, semplici ma funzionali, arredati con numerosi utensili che raccontano la vita domestica di un tempo.
Proseguendo nell’ “anello”, a poca distanza si trova il casone azzurro che è stato l’ultimo ad essere abitato, mantenendo la propria funzione residenziale fino al 2006. Realizzato con materiali semplici e tipici della tradizione locale, presenta molte caratteristiche comuni agli altri edifici rurali della zona. Osservandolo con attenzione emergono però alcuni dettagli distintivi, come le dimensioni, la tipologia degli infissi, il colore delle pareti e la forma del camino, elementi che riflettono le diverse condizioni economiche delle famiglie che vi hanno vissuto. Vale la pena entrare e scoprire gli spazi interni, che raccontano il profondo legame con la terra, le attività domestiche e i momenti di svago della vita contadina. Nei pressi del casone si trova inoltre un moderno padiglione destinato agli eventi, progettato in armonia con il paesaggio circostante e ispirato alle forme e ai colori caratteristici della Saccisica.
Bibliografia:
Previato e A. Stocco, Casoni padovani, caratteri originari e regole costruttive, Provincia di Padova, Assessorato all’ambiente, Padova, 2006
Sanavia, Cattedrali dei Semplici. Casoni, piagni, forni da pane della Saccisica, Scuola media Regina Margherita di Piove di Sacco, Piove di Sacco, 1999
Chinaglia, C. Grandis, T. Grossi, P. Tieto, Campi in Saccisica e dintorni, Grafiche Peruzzo, Veggiano, 1999
Tieto, I Casoni Veneti, Panda edizioni, Padova, 1979
