Il borgo dei gorghi
Luogo: Comuni di Trecenta e Pincara (Rovigo)
Oggetto: Percorsi naturalistici dei gorghi
Cronologia: secoli XI – XXI
Azienda partner SoGeAgr: Azienda agricola Ecoflora Garden (Calto, RO)
Agenda 2030:

Abstract:
Andare per gorghi nel Polesine vuole dire riscoprire il contatto con la natura e con l’antica storia di questo territorio che racconta di un rapporto controverso con l’acqua. Le alluvioni del passato hanno lasciato tracce ancora evidenti: ne sono una testimonianza i gorghi, piccoli laghi che affiorano nella sterminata Pianura Padana ormai antropizzata, regalando scorci unici e un’immersione totale nella flora e nella fauna locale.
Rallentare, tra la natura
Cos’è il turismo slow? È un approccio al viaggio consapevole e sostenibile che privilegia la qualità dell’esperienza rispetto alla quantità di mete visitate. È basato sulla decelerazione, favorisce l’immersione profonda nella cultura, nella natura e all’interno delle comunità locali.
Per questa sorta di ricerca di sé stessi il Polesine è perfetto. Nessuno verrà a disturbare il visitatore armato solo di buone scarpe e macchina fotografica. Campi sconfinati, riserve naturali, antiche chiese o ville che aspettano solo di essere riscoperte. Sono molti i percorsi che si possono intraprendere anche se si hanno solo poche ore a disposizione e uno di questi, visitando le lande solo all’apparenza desolate del Rodigino, è la passeggiata tra i Gorghi di Trecenta.
Il percorso dei Gorghi
Da Calto ai Gorghi, in prossimità di Trecenta (RO), il percorso si snoda in poco meno di 10 chilometri. Per raggiungere le piccole oasi acquatiche si può percorrere la strada provinciale 11 o seguire le vie parallele, a tratti non asfaltate, che consentono di ammirare con più tranquillità la natura “addomesticata” dall’uomo in campi e allevamenti.
Il primo gorgo che si incontra è quello di “Magherino” ma si addentra nella campagna, non risultando visibile dalla strada. Si prosegue dunque per il successivo e forse più famoso, quello chiamato “della Sposa”, che a differenza del precedente è ben visibile dalla strada ed è circumnavigabile a piedi, con tanto di torretta di avvistamento per birdwatching. A questo punto viene spontaneo chiedersi: come nascono questi piccoli laghetti nel cuore della Pianura Padana?
I gorghi sono zone umide che testimoniano l’antica presenza di alvei fluviali o alluvioni. L’acqua oggi presente proviene dalle risorgive, pertanto i gorghi non solo sono destinati a durare ma alcuni di essi sono inseriti in percorsi di valorizzazione regionali e locali. Già nel 1989, infatti, la Regione del Veneto li ha inseriti fra le zone protette, e la presenza di sentieri e punti panoramici non è che una conferma dell’importanza che continuano a rivestire per il territorio.
Nei dintorni del comune di Trecenta i gorghi sono otto, ma spostandosi di qualche chilometro è possibile trovarne altri come quello nei pressi del comune di Pincara. Prendendosi del tempo per scovare la fauna presente si possono vedere la gallinella d’acqua, il germano, le folaghe, il picchio rosso, la gazza, il rigogolo ed altri ancora.
A inizio secolo lo studioso Arrigo Lorenzi, socio della Società Geografica Italiana, scriveva: “Fra tutti notevoli sono i gorghi a W. (ovest, ndr) di Trecenta nell’Alto Polesine, poco lungi del corso attuale del Tartaro: essi, probabilmente a seconda della provenienza della rotta o del modo con cui ciascuna vene interclusa, si trovano aggruppati, quelle da un lato, quale dall’altro, lungo un antico argine-strada fra Trecenta e Sariano. I loro tranquilli specchi d’acqua, talora notevolmente estesi, tra i campi ed i filari d’alberi, le case dei pescatori, imprimono a quel tratto di pianura una singolare impronta di paesaggio lacuale”.
Il “Gorgo della Sposa: tra natura e leggende
Il “Gorgo della Sposa”: qual è l’origine di questo toponimo?
Forse, il fascino di ciò che non si vede, non si conosce, a cui non si può accedere (come il fondo di un lago) accende in uomini e donne la fantasia. O forse, le catastrofiche alluvioni che nel passato hanno colpito queste terre passato hanno spinto gli abitanti a inventare racconti che traessero origine da eventi tanto distruttivi.
È il caso del gorgo della Sposa che risulta essere particolarmente antico come testimonia un atto di concessione del 1269. Il toponimo trae origine dalla leggenda di questo gorgo: nel corso degli ultimi secoli del Medioevo una giovane donna, promessa sposa dalla propria famiglia a un ricco signore, preferì gettarsi nelle acque del gorgo per sfuggire al matrimonio. Almeno questo è quello che narra la leggenda. Ma c’è anche un’altra versione, secondo la quale una carrozza con a bordo una coppia di sposi appena unitisi in matrimonio sarebbe caduta nel lago. Si salvò solo l’uomo e il triste destino della sposa fu invece attribuito alla sua infedeltà. Dalla profondità del gorgo, ancora oggi, si dice, si possano sentire i lamenti della sposa, ma solo nella notte senza luna.
Una chiesa sott’acqua?
Continuando a percorrere la strada verso il comune di Trecenta si possono ammirare altri due gorghi quello “Bianco” e il “Gàspera”. Cambiando invece direzione, intraprendendo una strada diversa che da Calto porta al piccolo Comune di Pincara (qui bisogna spostarsi in bici o in auto data la distanza di oltre 20 km), lungo via Traversagno troviamo un altro percorso denominato “Le Gorghe”. Sempre tra natura e ristagni d’acqua, la passeggiata porta al gorgo “Dolfin” che vanta una storia ancora più incredibile di quello “della Sposa”. Secondo la leggenda, dove adesso si trova il gorgo, visibile solo in determinati periodi dell’anno (inverno) o quando la folta vegetazione lo permette, intorno all’anno 1000 era edificata una piccola chiesa, in seguito inghiottita dalle acque.
Ancora oggi, con il forte vento, alcuni dichiarano di udire il suono delle campane dal fondo del lago. Ma le credenze popolari si spingono oltre, sostenendo addirittura che nel lago vivrebbe un mostro, in dialetto veneto chiamato Bisso.
Vere o false che siano, le leggende dei gorghi aggiungono un fascino unico ai percorsi lenti tra paesaggi antropizzati e piccole oasi protette.
Fonti bibliografiche e web
A. Soravia, Il Delta, il fiume, il Po…itinerari cicloturistici nel Parco del Delta del Po, Tamari Montagna Edizioni, Padova, 2008
A. Lorenzi, I “Gorghi” del Polesine, Bollettino Della Società Geografica Italiana, pp. 358–363, serie 4, vol 6, Firenze, 1905
