Storia di Monselice - 3

Luogo: Comune di Monselice (Padova)
Oggetto: Storia di Monselice
Cronologia:  Secoli XVI – XIX
Azienda partner SoGeAgr: Azienda agricola “La saggezza della terra” (Monselice)

Agenda 2030:

Abstract:

L’ultimo periodo d’oro di Monselice è sul finire del 1500 quando, grazie a un programma corposo di bonifiche, i grandi proprietari terrieri padovani e veneziani costruirono grandi ville al di fuori delle città. Le condizioni di vita e lavoro delle classi subalterne, tuttavia, non erano buone e furono aggravate sia da congiunture negative naturali come epidemie e crisi climatiche, sia dall’alternarsi di fasi storiche turbolente come il declino della Serenissima e il passaggio delle truppe napoleoniche.

Nuove meraviglie, vecchi problemi

Tuffarsi nella storia di Monselice è come rileggere 1500 anni di Storia che ancora oggi ci parla grazie a chiese, musei, strade, castelli, monumenti. Edifici nuovi che si sono aggiunti a quelli più antichi, regalandoci un manuale del passato non solo cittadino ma di un’intera regione.

E sono proprio gli edifici sorti nel XVI secolo – che per diversi motivi non può dirsi molto positivo per la città di Monselice – a incantare ancora oggi chiunque vi faccia visita, grazie ad architetture stupefacenti realizzate da nobili veneziani e padovani che avevano fatto della città della Rocca il loro buen retiro. La fine del ‘500 sembra un periodo d’oro per Monselice grazie a un periodo di pace e di grandi bonifiche, che assicurarono nuova terra coltivabile. Ma vi era anche un’altra faccia della medaglia. La contropartita per l’accumulo di grandi ricchezze fu un’esistenza ai limiti della sussistenza per chi prestava le braccia all’agricoltura, un problema annoso che si trascinerà fino a tempi relativamente recenti.

Non resta dunque che tornare tra le vie cittadine per riprendere la storia dagli ultimi avvenimenti : il ritorno della Serenissima e dei suoi nobili, prima del declino.

Dai fasti alla decadenza

La seconda metà del ‘500 è il periodo passato alla storia come la “civiltà delle ville”. A Monselice e dintorni fiorirono splendide dimore tutt’ora esistenti come villa Duodo, Emo Capodilista o Nani Mocenigo. Gioielli che stridono con il periodo storico che non sorrideva affatto né alla città della Rocca, né a Venezia, quest’ultima alle prese con nuove guerre (celebre è la battaglia di Lepanto del 1571). Guerre significavano costi elevati e quindi nuove tasse che andavano ad aggiungersi ad un’inflazione elevatissima. Non bastasse tutto questo a funestare la fine del secolo, nel 1576 si abbatté sulla città la peste, anche se a Monselice sembrò non essere particolarmente micidiale. In più la comunità non riusciva a riscuotere gli affitti dei beni concessi a privati o a riaverli indietro; il Consiglio cittadino si indebolì e aumentò la criminalità, alla quale il sistema giudiziario sembrava non riuscire a far fronte. Il ‘600 si aprì quindi in un momento in cui si era intrapresa la via della decadenza che andò peggiorando nel XVIII secolo.

La grande crisi tra Seicento e Settecento

Se Atene piange, Sparta non ride, recitava un antico detto. Così il Seicento fu un secolo difficile per tutta Europa, non solo per Monselice, basti ricordare alcuni degli episodi citati da Manzoni ne “I promessi sposi”. Oltre alla carestia del 1619 si aggiunse la peste del 1630-31. Più tardi, all’inizio del ‘700, altre due carestie e addirittura una piccola glaciazione lambirono l’Europa e, dunque, anche Monselice. Non solo. Nel 1748 l’Adige tracimò, allagando oltre 100 mila campi tra il Veronese e il Padovano e l’eruzione di un vulcano in Islanda coprì di ceneri tutta l’Europa, portando a un nuovo raffreddamento.

Monselice, esacerbata dalle tasse e da un’amministrazione inefficiente, nel Seicento era praticamente insolvente al punto che il Senato veneziano, nel 1674, la commissariò, affidando la sua gestione a Padova. L’ultimo atto che segnò la decadenza dell’antico splendore di Monselice fu la vendita di tutte le proprietà del comune deliberata dal governo centrale di Venezia nel 1732, anche se non è certa la riuscita dell’operazione stante la diffidenza dei potenziali compratori.

Dopo Venezia, una svolta per la terra?

Se con la fine della “civiltà delle ville” anche per Monselice sembra finire lo slancio architettonico che ancora oggi la contraddistingue, i passaggi storici successivi ci fanno ritornare all’annoso problema della terra, che è ciò che dava da vivere alla maggior parte della popolazione. O, perlomeno, avrebbe dovuto, visto che la situazione rimase misera per secoli.

Siamo dunque alla fine del Settecento, e con il secolo del Casanova giunse al termine anche la Repubblica di Venezia. Tra gli ultimi atti della Serenissima troviamo l’accorpamento o la soppressione di numerosi monasteri per ripianare il bilancio statale. Oltre ai beni mobili ed immobili vennero venduti anche 11 mila ettari di campagna che rivitalizzarono il mercato della terra.

Finita la stagione di Venezia iniziarono i 16 anni di dominio “alternato” tra napoleonici e austriaci, con la definitiva vittoria di questi ultimi che resteranno in Veneto fino all’Unità d’Italia. Il passaggio dei francesi, per quanto breve, non fu senza conseguenze: entrati in città nel 1797, depredano la chiesa di Santa Giustina, esigettero nuove tasse e requisirono animali. Venne imposta una nuova amministrazione che varò il catasto, prescrisse la coscrizione obbligatoria, abolì il fedecommesso (il passaggio della proprietà di generazione in generazione all’interno della stessa famiglia) e le congregazioni religiose, rilevando i loro beni a beneficio dello Stato. Il mercato della terra subì così un nuovo scossone a vantaggio soprattutto della classe borghese, ma non cambiarono le condizioni di vita e lavoro dei contadini che costituivano la stragrande maggioranza della popolazione.

Di cosa si viveva?

Il censimento del 1789 ci restituisce un quadro chiarissimo della situazione lavorativa a Monselice sul finire del XVIII secolo. Numeri destinati a rimanere più o meno invariati a lungo, a testimonianza del legame indissolubile tra la città e il suo contado .

 

Bibliografia:

A. Rigon (a cura di), Monselice. Storia, cultura e arte di un centro “minore” del Veneto, Comune di Monselice – Canova edizioni, 1994

Torna in alto