Foza, una storia lunga 1000 anni
Luogo: Comune di Foza (Vicenza)
Oggetto: Storia di Foza
Cronologia: Secoli XI – XVIII
Azienda partner SoGeAgr: Azienda agricola Cherubin Sandra (Foza)
Agenda 2030:


Abstract:
La nascita di Foza si fa risalire almeno a un millennio fa, un’origine che si intreccia con le istituzioni monastiche e il ruolo strategico delle risorse silvo-pastorali. Attraverso i passaggi di dominio tra Campese, la Reggenza dei Sette Comuni e la Repubblica di Venezia, si delinea la trasformazione del paese da insediamento marginale a comunità economicamente attiva, pur tra molte difficoltà.
Foza, il primo documento
Quando è nata Foza? Il primo documento storico che menziona questo toponimo risale al 29 aprile 1085: la cittadina vanta dunque circa mille anni di storia! Nell’atto in questione una certa nobildonna di nome Ermiza e un nobiluomo di nome Eccelo fu Arpone donano, assieme ad altre persone della stessa casata, al monastero benedettino di Sant’Eufemia di Villanova (in provincia di Padova) un’intera montagna che rispondeva al nome di Fugia. Un antenato, insomma, del nome odierno che appare così com’è più tardi, in un documento del 1202. L’origine del nome, ancora oggi non è chiara ma probabilmente derivante dal termine “faggio”, un albero tipico dell’Altopiano di Asiago.
Sviluppi successivi
I primi avvenimenti degni di nota che riguardano Foza e il suo territorio ruotano ancora una volta attorno a un monastero. È il 20 settembre 1202 e la proprietà del piccolo paese montano passa dal convento di Villanova a quello di Santa Croce di Campese, in provincia di Vicenza. Stando ai documenti, Ezzelino II (futuro podestà di Vicenza) vende al priore dom Vitaclino, per conto del monastero di Santa Croce di Campese, tutti i beni della famiglia Brenta ad Angarano e Foza con una vera e propria vendita feudale, comprendente non solo le terre ma anche i diritti annessi. Restano incerte le ragioni della vendita, che potrebbero essere economiche, strategiche o legate a rivalità con altri monasteri, in particolare con quelli di Sant’Eufemia e San Floriano.
Il possesso di Foza offre al monastero anche l’occasione per rafforzare la propria giurisdizione spirituale sulla zona del Brenta. Foza non è più solo una montagna isolata, ma un territorio con boschi, pascoli e un primo insediamento umano di boscaioli e pastori, desiderosi di migliorare le proprie condizioni di vita. L’acquisizione del territorio consente così ai monaci di avviare un ampio programma di riorganizzazione territoriale, favorendo lo sviluppo economico e demografico.
Questioni di confini
Il territorio divenuto di proprietà dei monaci di Campese sembra essere in qualche modo protetto dagli scontri che avvengono, nello stesso periodo, tra i monti e le città circostanti. I comuni cittadini e i signori rurali sono infatti in lotta tra loro per la conquista del territorio. Emblematico è il caso della vicina montagna di Marcesina, terreno di scontro tra boscaioli e pastori di Bassano, Valrovina, Angarano, Enego e Foza, da un lato, e Grigno e Valsugana dall’altro. Come spesso accade tra i due litiganti il terzo gode, un terzo che nel 1260 risponde al nome di città di Vicenza. Il capoluogo berico riesce a metà del XIII secolo a entrare in possesso di tutte le montagne dell’Altopiano, tutte tranne la cittadina di Foza che resta proprietà dei benedettini di Campese.
Nell’intricata storia dell’Altopiano di Asiago un ruolo centrale è occupato dalla Chiesa, basti pensare che, ancora oggi, tutti i sette comuni situati in provincia di Vicenza ricadono sotto la Diocesi di Padova, una particolarità che ha origini antiche. All’inizio del XIII secolo i benedettini di Campese hanno ormai acquisito boschi, prati, abitazioni, monti e valli, ma la cura delle anime dipende dalla Diocesi di Padova. Diversa ancora è l’amministrazione del paese che dipende dall’autorità civile, ovvero dal distretto di Vicenza. Foza è insomma “divisa” tra Campese, Padova e Vicenza.
Verso gli inizi del Trecento il territorio di Foza inizia ad essere sempre più conteso. I grignesi cercano di espandersi sempre più spostando i confini, ma a proteggere gli abitanti dell’Altopiano non ci sono più gli storici alleati degli Ezzelini, sterminati nel 1260. Così i comuni dell’Altopiano stringono un patto tra loro nella famosa Spettabile Reggenza dei Sette Comuni (più tardi chiamata Federazione, alla quale Foza aderisce formalmente nel 1311) che nel 1327 cerca e trova protezione dai Signori Della Scala, di Verona.
Il Trecento e la Spettabile Reggenza
Il nuovo dominio consente a Foza e all’Altopiano di occuparsi proficuamente del commercio, grazie all’esenzione da ogni forma di tassazione sulle merci in entrata e in uscita. Le merci, del resto, abbondano, in particolare legname e derivati dagli animali al pascolo. Quello che serve, per agevolare i traffici commerciali, è un porto fluviale che già dalla metà del Duecento è stato costruito sulla riva del Brenta nella località di Valstagna. Nella cittadina ai piedi dell’Altopiano i boscaioli e i pastori trovano segherie, stazi, magazzini, osterie, una piazza di mercato e contrattazione. Il Trecento è dunque un buon secolo per l’economia di Foza, inficiata solo dalla concorrenza di Gallio che apre una nuova via sfidando le resistenze della natura. Dopo vari alterchi, in cui verrà coinvolta anche Vicenza, si arriva a una soluzione di compromesso tanto per Foza e Valstagna quanto per gli abitanti di Gallio.
Il Quattrocento: l’Altopiano si consegna a Venezia
Il XV secolo è segnato da nuovi cambiamenti nel dominio dei territori dell’Altopiano. Dopo una parentesi in cui la protezione era stata affidata ai Visconti di Milano, con la loro caduta nel 1402 la Reggenza si consegna alla Repubblica di Venezia per avere garanzie di prosperità e pace. Grazie a privilegi e franchigie garantiti dalla Serenissima, “industria” e commercio si sviluppano e Foza passa da cento abitanti agli inizi del Quattrocento a duemila abitanti a fine Settecento, sebbene tra alti e bassi.
Gli abitanti di Foza possono godere dei boschi e dei pascoli del monastero di Campese. Il problema principale, in questi anni, è rappresentato dai confini non chiari e al centro di liti. Il Quattrocento, inoltre, è segnato dall’insorgere di altri problemi come le carestie che portano l’amministrazione a indebitarsi. Come? Ipotecando e mettendo sotto sequestro per anni i beni comunali che servirebbero, invece, per la sopravvivenza della popolazione. I debiti si sommano ad altri debiti e, per farvi fronte, gli abitanti spostano e allargano piano piano i confini dei piccoli poderi di casa o seminano frumento sui terreni del comune.
Seicento e Settecento, secoli in chiaroscuro
Nel Seicento l’amministrazione tenta di recuperare le terre finite in uso ai privati, riuscendovi nell’arco di quasi due secoli. Nel XVIII secolo si assiste da un lato alla crescita della popolazione, dall’altro all’aumento della povertà. Lo racconta puntualmente Franco Signori nella sua opera Foza, una comunità, una storia: “L’amministrazione comunale, a partire dalla fine del Seicento, e per tutto il secolo seguente, colma di crediti non esigibili, non farà altro che sequestrare, scorporare, e vendere. E così, i beni dei più poveri passeranno ai meno poveri o ai più ricchi, creando in paese e fra le contrade nuove e più estese aree di povertà…”.
L’attività economica principale resta comunque la pastorizia, alla quale si affiancano la silvicoltura e la coltivazione di segale, orzo e avena. Nel Settecento, tuttavia, le cose cambiano: oltre all’arrivo di patate e mais, che sembrano promettere raccolti più fruttuosi, il commercio della lana nella Repubblica di Venezia entra in crisi, portando la Serenissima a restringere l’antico privilegio del Pensionatico con cui i pastori dell’Altopiano potevano scendere in pianura durante l’inverno per pascolare sui terreni incolti. A causa di questa misura, negli anni successivi cresceranno l’agricoltura e l’allevamento bovino.
Bibliografia:
Signori, Foza, una comunità, una storia, Comitato Promotore per la storia di Foza, Foza, 1991.
